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Il mondo delle piante->>Anche le piante velenose sono "buone" piante

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Logo relativo a Il mondo delle piante  Anche le piante velenose sono "buone" piante

Il mondo delle piante 

ANCHE LE PIANTE VELENOSE SONO “BUONE” PIANTE.

Maurizio Scaglia

"Giardino botanico dei Mandorli"

Casa Mongiut 7

15010 Prasco (AL)

tel. mobile: 328 4297580

 

Iniziare a parlare di piante spontanee partendo da quelle velenose potrebbe sembrare un brutto inizio. L’intenzione di questo scritto, invece, come di quelli che seguiranno su queste pagine, è di gettare una luce sulla complessità del mondo vegetale. In un periodo in cui l’erboristeria è di moda e le conoscenze tradizionali dei nostri vecchi sono venute meno da tempo, alla dimestichezza superficiale con la quale si tratta con le piante spontanee, è necessario contrapporre l’avvertimento che non tutto è buono nel mondo della natura. Del resto, se le piante possono funzionare come medicine, questo è possibile attraverso il fatto che alcune di esse sono in grado di influenzare potentemente il funzionamento degli organi del corpo umano. E che questo influenzamento possa “spegnere” mortalmente alcuni organi, è solo questione, a volte, di dosaggio.

Così, in questo articolo parleremo brevemente di alcune piante spontanee, alcune molto comuni e di una pianta decorativa molto conosciuta. Con questo non esauriremo certo il discorso perchè le piante velenose (e tra queste ve ne sono di mortali) sono centinaia.

Tutti noi conosciamo l’oleandro (nome scientifico: Nerium oleander) perché è una pianta molto decorativa, semplice da coltivare anche in vaso e che, pur essendo originaria delle regioni calde mediterranee del medio oriente, cresce bene anche da noi, in Piemonte. Certo, a nessuno verrebbe in mente di mangiarsi un pezzo di oleandro, ma , in realtà sono stati registrati casi di avvelenamento dovuti a cibo cotto alla griglia con legno di oleandro. Tutta la pianta, soprattutto le foglie, è velenosa e mortale. Gli alcaloidi e i glucosidi in essa contenuti, se ingeriti, provocano nausea, vomito, dolori addominali, sonnolenza e problemi cardiaci che vanno dalla aritmia all’arresto cardiaco.

Delle tre piante di cui parleremo ora, sicuramente l’erba morella (nome scientifico: Solanum nigrum) vi sarà capitata sotto i piedi senza che vi abbiate fatto caso. Non è una pianta mortale, è solo molto velenosa, è alta circa 50 cm e cresce come infestante dappertutto. Avete notato che le bacche, a volte verdi, a volte nere, grandi come un pisello, assomigliano a dei piccolissimi pomodori?

 Le altre due sono parenti della prima: sono la dulcamara, alta mediamente 1,5 metri (nome scientifico: Solanum dulcamara) e il giusquiamo, alto sino a 80 cm (nome scientifico: Hyoscyamus albus). Tutte e tre appartengono alla famiglia delle solanacee e solanum deriva dal latino solamen, che significa consolazione: è un antico riferimento al fatto che anticamente queste piante erano usate per le loro proprietà sedative.

Erba morella e dulcamara devono il loro potere intossicante, tra l’altro, alle solanine, dei glucoalcaloidi pericolosi. Il giusquiamo è mortale per il suo contenuto di alcaloidi (che molti conosceranno) come atropina, iosciamina e scopolamina.

Anche la dulcamara ha bacche rosse, dal sapore prima dolciastro e poi amaro (di qui il nome di dulcamara). Le sue bacche, come quelle dell’erba morella, spesso costituiscono un’attrattiva per i bambini. Queste tre piante spesso avvelenano animali domestici e bestiame: anche essi sono tratti in inganno e non sono aiutati dalla conoscenza istintiva. L’intossicazione prodotta da queste tre piante è in grado di provocare, dolori addominali, nausea e vomito, allucinazioni, delirio e, nel caso delle due mortali, il giusquiamo e la dulcamara, coma e depressione respiratoria e cardiocircolatoria.

Conoscere la velenosità mortale di queste piante aiuterà a evitare incidenti. Bisogna tenere conto del fatto che, nel caso dell’erba morella e della dulcamara, le parti più velenose e nelle stesso tempo le più attraenti sono soprattutto le bacche e che, per questo, sono suscettibili di entrare in contatto con le nostre mani.

Come molti di voi sapranno, la famiglia delle solanacee, alla quale appartengono  le tre piante di cui abbiamo parlato (ad esclusione, quindi, dell’oleandro) comprende molte piante alimentari: le piante del pomodoro, del peperone, delle melanzana e della patata. Le bacche dell’erba morella, lo abbiamo detto, assomigliano a piccoli pomodori. I fiori di tutte queste solanacee, ad esclusione dello giusquiamo (che ha un fiore giallo chiaro molto attraente) sono molto simili. Forse ora sarà possibile comprendere e connettere tra loro alcuni fatti e usanze piuttosto conosciuti che, in genere, rimangono poco spiegati: molti non digeriscono bene i peperoni; la conserva di pomodoro va bollita a lungo per eliminare “l’acido”, si dice; le patate non vanno esposte alla luce perché le parti verdi sono poco digeribili e per lo stesso motivo della poca digeribilità si evita che le patate germoglino; infine, quasi tutti sanno che le melanzane sono più digeribili se, prima della  cottura, vengono tagliate a fette, salate e poste a scolare. Tutte queste procedure servono a eliminare la solanina o a impedirne la formazione. Le parti verdi delle patate, dei pomodori e dei peperoni contengono una quantità maggiore di solanina e quando le  patate iniziano a germogliare il tubero si arricchisce di solanina. Ovviamente  non stiamo dicendo che queste verdure rischiano di essere velenose ma solo che diventano meno digeribili a causa dell’aumento della solanina a livelli non disturbanti, solanina che, invece, altre piante “parenti” di queste alimentari, possiedono in quantità mortale.

Hyoscyamus albus:

Hyoscyamus albus

Solanum nigrum

Solanum dulcamara

Solanum dulcamara

Solanum nigrum


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