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Le zone dell'oro

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Le zone dell'oro

Queste miniere furono sicuramente oggetto d'interesse già in tempi assai remoti ma fu solamente dal 1839 in poi che, grazie  all'intervento dell'ing. del Corpo delle Miniere Candido Baldracco il quale segnalò appunto in quell'anno la presenza di importanti filoni auriferi nella zona in questione, inizieranno intense e metodiche attività di ricerca, specie da parte di compagnie francesi ed inglesi. Queste opereranno soprattutto nei quattro cantieri denominati "Alcione e Maggetta, Moglia Ferraio, Cassinotto, Frasconi" e costruiranno i relativi stabilimenti metallurgici: quello della Lavagnina é attualmente coperto dalle acque del bacino artificiale ed affiora solamente nei periodi di particolare siccità. Qui come nei dintorni sono presenti diversi filoni

verticali mineralizzati a Oro nativo, Calcopirite, Blenda, Tetraedrite, Pirrotina, Marcasite, Pirite e Galena. Per quanto riguarda l'Oro, questo é presente sia nella ganga quarzosa che nel materiale limonitico circostante e per quanto sia solitamente costituito da placchette che in genere non superano il millimetro, in alcune druse o geodi può formare rari aggregati dendritici superiori al centimetro o invece piccolissimi cristalli con abito ottaedrico (vera "chicca" quest'ultima per i collezionisti di micro). Il minerale interessato ha una distribuzione molto varia ed irregolare pur nell'ambito della stessa vena e all'analisi dimostra di esser costituito per l'85% da Oro, il 10% da Argento ed una rimanenza di altri minerali. Questo distretto costituisce in pratica uno dei pochissimi casi di Oro nativo esistenti in Italia per cui, al di là delle dimensioni del minerale rinvenibile (in questo caso solitamente modeste) si tratta di una giacitura interessantissima a livello hobbistico e collezionistico. Le note che seguono si riferiscono ad alcune delle varie località del circondario (Ovada compresa) ed oltre a dare qualche informazione spicciola hanno lo scopo di suggerire qualche possibile ricerca  amatoriale "moderna". Da tener presente inoltre che i torrenti della zona sono ovviamente auriferi.

 

Valloria: il deposito di Valloria, costituito da limitate vene quarzose  comprese nel serpentino affiora in comune di Belforte e raramente vi si riscontrano apprezzabili tracce d'Oro, per quanto questo sia distribuito piuttosto sugli affioramenti limonitici riconoscibili dal classico color rosso mattone determinato dall'alterazione dei solfuri.

Ramotorto: Nel 1824, Sebastiano Stella dichiarò di aver scoperto "indizi manifesti" di Oro nativo presso la confluenza dei torrenti Gargassa e Gargassino.

Monte Calvo: ...nel 1844 scavarono, ai piedi del Monte Calvo, due pozzi e due gallerie (parzialmente ancora visibili a tutt'oggi) e trovarono minuti granellini d'oro disseminati nella breccia serpentinitica. Ps. Ricerche meno datate hanno evidenziato in detta zona ed in determinate condizioni geologiche elevati ed anomali contenuti in Oro.

Gargassino: più a Valle del Monte Calvo (vedi sopra), nell'incisione torrentizia che scende nel Gargassino tra il 5° ed il 6° chilometro della strada provinciale si nota la presenza di sottili vene quarzose e carbonatiche con tracce di antichi scavi.

Crovera, in comune di Ponzone: in questa località posta sulla destra del Rio Tre Alberghi é ancora visibile l'imbocco di una galleria conosciuta dai locali come "Tana della volpe". Ricerche recenti hanno evidenziato la presenza di sporadiche tracce d'oro in alcune delle vene più ricche di solfuri.

Bric dell'Oro: nel 1825 un certo Nicolò Marengo asseriva di aver scoperto alcune miniere d'oro nei monti tra Masone e Casaleggio. Seguirono da ciò permessi di ricerca e relativi scavi nelle località Pian delle Mele e Bosco Prà.

Ovada e Belforte: l'area cui qui ci si riferisce corrisponde all'affioramento di terre rosse che ancora si nota a Sud di Zanaia. Due concessioni denominate l'una "Ovada" e l'altra "Belforte",poste rispettivamente a sinistra e a destra del torrente interessarono questa zona riconoscendovi a quei tempi (1854) una cinquantina e più di filoncelli quarzosi auriferi, ma diversi problemi burocratici ne impedirono lo sfruttamento. Più recenti ricerche in loco effettuate dalla Teknogeo Snc. hanno portato effettivamente all'individuazione di due grosse bancate quarzose affioranti nell'incisione torrentizia a Sud di Zanaia (Rio Fossarone): si tratta di banchi spessi due o tre metri, paralleli e distanti tra loro una ventina di metri coperti da uno strato di terra rosso-giallastra e affioranti localmente lungo i ripidi fianchi e sugli spartiacque con il Rio Grattarino da una parte ed il Rio Tornarolo dall'altra, dando così l'impressione di filoni differenti e numerosi. Le analisi della Teknogeo hanno riscontrato nelle vene quarzose e serpentinitiche presenza di Oro, il quale assume nel suo insieme maggiore consistenza nel suolo limonitico che le ricopre. 

P.s. A Lerma, vicino ad Ovada c'é un piccolo museo contenente materiale vario sull'argomento qui trattato: per approfondire l'argomento puoi quindi visitare il Sito che desrive il museo in questione, il catalogo dei numerosi documenti lì disponibili e le altre iniziative del dott. Pipino.

 

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