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Ricaldone

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Ricaldone

RicaldoneLe origini di Ricaldone, paese situato sulle colline dell’Alto Monferrato, risalgono al periodo in cui i Longobardi conquistarono la Pianura Padana, probabilmente come ampliamento di un borgo costituito in età tardo-imperiale. Il nome “Ricaldone” risulta composto da Runcus (roveto, luogo da dissodare) e Ald (da Aldo, probabilmente il capo germano del gruppo militare che occupò le zone); dunque Runcus Aldonis da cui Ricaldone. La zona fu perciò qualficata “Roveto di Aldo”. Tra il 935 e il 962 l’invasione degli Arabi recò gravi danni ed ebbe come conclusione la “Costituzione delle 3 Marche di confine” allo scopo di frenare le invasioni. Dopo il 960 le invasioni Arabe calarono fino a cessare. In questo periodo le zone del Piemonte Centro – Meridionale apparivano spopolate, ridotte in condizioni misere. Gli estesi territori appartenevano a

poche Case feudali ad esempio: i Manfredingi, gli Obertengi, gli Anscarichi, i Rodolfini. Il periodo storico compreso tra il 1000 e il 1100 è quello della formazione dei Consortili Signorili. Le famiglie erano numerose: non vigendo il diritto di primogenitura, spesso più famiglie legati da vincoli di parentela amministravano i propri beni. Solitamente i figli, quando ereditavano il patrimonio paterno, lo suddividevano originando altri rami. In questo periodo Ricaldone entrò a far parte del “Consortile di Canelli”. Apparteneva anche al “Marchesato d’Incisa” ma non si è ancora sicuri sui periodi storici (1000-1100 / 1000-1150). Le prime notizie scritte sul “Borgo di Runcaldono” risalgono ad un documento datato 1137, in cui il borgo stesso veniva descritto come circondato da terre incolte, prati, boschi e vigne; intorno al 1150 l’abitato era ristretto a poche case tra la chiesa ed il castello. I “Consignori di Canelli”, primi feudatari di Ricaldone, esercitavano sul paese l’alta e la bassa Giustizia con pieni diritti su persone e cose; fortunatamente provvidero ai loro interessi con buon senso. Tra il 1200 e il 1250 gli ultimi Signori di Canelli dovettero entrare a far parte del Comune di Asti” come cittadini ottenendo (da quella Repubblica) l’investitura dei beni feudatari: fu la scomparsa dei Signori di Canelli. Intorno al 1870 venne trovato un documento: venne ritenuto falso da Bozzola ma convalidato da Ficher che lo dato 1238. Ha una particolare importanza per Ricaldone in quanto il nostro paese si trova nell’elenco dei luoghi concessi ai “Marchesi di Occimiano” da Federico II. Il Roncademo situato tra Alice Bel Colle e Mombaruzzo corrisponde a Ricaldone. È significativo trovare Ricaldone nel diploma del 1238 perché i d’Occimiano, spinti dalla potenza dei cugini “Marchesi di Monferrato” avevano tentato di premunirsi contro eventuali pretese degli Aleramici che finiranno per dominarli del tutto. I Marchesi d’Occimiano non tenevano proprietà feudali in Ricaldone: il nostro paese, con altri vicini, faceva parte del “Consortile di Canelli”. I d’Occimiano ottennero la conferma di Rocchetta Palafea e della quarta parte di Alice Bel Colle; si pensò, però, di ampliare la donazione imperiale inserendo alcuni nomi tra cui Ricaldone, Dal diploma del 1238, quindi, i “Marchesi d’Occimiano” risulterebbero essere i “Signori di Ricaldone”. Gli ampliamenti che il borgo ha subito nel tempo sono documentati dalla stesura di numerosi Statuti. È noto che per “Statuto” s’intende l’insieme di leggi codificate, utilizzate nel Medioevo per amministrare la giustizia. Gli Statuti venivano conservati nell’Archivio del Comune e consultati quando si presentava l’occasione; Ricaldone si reggeva con Statuti antichi. La stesura delle regole risale al XV secolo circa, ma probabilmente il Codice venne corretto e ampliato verso il 1480. Quando una persone trasgrediva la legge le pene erano pecuniarie; solo in caso di omicidio o incendio, il colpevole veniva impiccato sulla piazza di Ricaldone. Venivano definite sanzioni anche per coloro che avessero rubato uva o avessero tagliato le viti. Si può tuttora constatare come i vigneti costituiscano una parte fondamentale del paesaggio, anche in virtù di una felice combinazione di caratteristiche climatiche e del suolo che favoriscono la coltivazione di diverse qualità di uve, la più rappresentativa delle quali è, senza dubbio, il Moscato.

 

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