Secondo la tradizione, verso la fine del ‘200, un giovane sposo di Rocca riuscì a sollevare il popolo contro il tiranno Isnardo Malaspina, che pretendeva di esercitare il "diritto della prima notte" (jus primae noctis) sulle spose del feudo: durante il corteo nuziale il giovane, con un gruppo di amici, non solo si oppose ai soldati incaricati di prelevare la sposa, ma uccise il feudatario, ponendo per sempre fine all’assurdo privilegio.
Da allora, ogni anno, i Rocchesi ricordano tale anniversario ballando "La Lachera".
La Lachera (da lachè = servitore) è danzata con irruenza, animosità, ma è anche festosa e allegra.
Viene tradizionalmente rappresentata nel periodo carnevalesco girando di cascina in cascina, per le campagne e per le vie del paese.
Per il carattere popolano della manifestazione, sono stati inseriti personaggi appartenenti ad epoche storiche diverse: troviamo costumi originali antichi accanto a spadaccini del Seicento e damigelle che indossano cuffie e camicette di pizzo del XIX secolo.
La sposa è in bianco, mentre lo sposo indossa pantaloni chiari con bande tricolori.
I personaggi più originali sono i due Lacchei con costumi multicolori e lunghi cappelli infiorati, ed i quattro Trampulin, buffi arlecchini con vestiti rattoppati e sonagliere, che accompagnano la danza con lo schioccare delle fruste.
Nella rappresentazione vengono eseguite tre danze: La Lachera vera e propria, dove i Lachei con armonici saltelli avanzano e indietreggiano reciprocamente verso la coppia di sposi mentre i due spadaccini incrociano le spade in segno di difesa; la "giga" danzata da Lachei e sposi ed infine il "calisun" dove la sposa, quasi rincorrendoli, balla con i Lachei.
Ogni anno La Lachera viene rappresentata nel borgo medioevale la penultima domenica di carnevale.

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